Sull’automobile

(articolo pubblicato in origine su Tumblr 10 anni fa)

Perché guidiamo così tanto? Siamo sicuri di essere liberi? Vi invito a riflettere su quanto la nostra opinione sull’automobile sia influenzata dalla pubblicità, dal modello sociale e dalla mancanza di alternative valide.

Comincio “sparando sulla croce rossa”, la pubblicità. Nel 2007 si sono spesi quasi 1 miliardo di euro per pubblicizzare automobili (dati NMR-ADEX su elaborazione UPA – fonte). Per fare un paragone, quell’anno si è speso 155 milioni per pubblicizzare elettrodomestici, 258 milioni per farmaci, 462 milioni per le bevande, 586 milioni per l’abbigliamento. Come mai tanta visibilità? Di quante automobili abbiamo bisogno? Quante automobili compriamo nel corso della nostra vita? Per farvi capire la mia posizione, cito un articolo interessante (fonte):

“Tutte le famiglie ormai posseggono un’automobile. Anzi, spesso in ogni famiglia esistono due o tre automobili. Secondo i dati dell’ACI, nel 2011 circolavano quasi 37 milioni di automobili. Rispetto alla popolazione, il numero delle auto circolanti in Italia è uno dei più alti al mondo: 608 vetture ogni 1000 abitanti. Ora, secondo i dati ISTAT del 2011, in Italia le persone da 18 a 80 anni sono circa 47 milioni. Ciò vuol dire che, potenzialmente, si possono vendere ancora 10 milioni di autovetture, dopodiché ci sarà lo zero totale nelle vendite. Ma quanti sono gli ottantenni che acquistano automobili? Se consideriamo le persone da 18 a 60 anni, il numero dei potenziali acquirenti cala a 35 milioni. Dando per buono quest’ultimo dato, se i potenziali acquirenti sono 35 milioni e abbiamo già venduto 37 milioni di vetture, la conclusione è: mercato saturo.”

e ancora:

“Se ci pensi, è accaduto con il frigorifero, con la lavatrice, con la televisione. C’è chi è andato in crisi come la Merloni o la Mivar perché non è stato capace di adeguarsi ai tempi e chi ancora vende lavatrici o televisioni perché riesce ad offrire ancora qualcosa di diverso. Non basta più la lavatrice classica? Ecco una nuova lavatrice silenziosissima. Non basta più la lavatrice silenziosissima? Ecco la lavatrice che asciuga il bucato. Insomma, hai capito: innovazione.”

E non sono certo io, ma il ben più autorevole John Fleming, vice presidente esecutivo di Ford, che nel 2010 affermava che in Italia la sovrapproduzione è addirittura al 35%, “le case automobilistiche stanno ricorrendo a sconti piuttosto elevati per evitare di dover tagliare la produzione, con tutte le conseguenze che ne derivano, prima tra tutte il taglio dei lavoratori”, perché “il mercato è completamente saturo e le misure come sconti e incentivi risolvono solo momentaneamente il problema.” (fonte). Dello stesso parere è l’autorevole centro studi UNRAE (fonte).

Si è detto che l’unica soluzione valida a lungo termine dal punto di vista economico è l’innovazione. E in effetti vediamo come l’industria dell’automotive abbia letteralmente riempito i magazzini di innovazioni tecnologiche da centellinare per i prossimi 100 anni: dovranno sempre trovare un nuovo motivo per farti cambiare auto, prima o poi…

E l’auto è vista come un “must” sociale ormai da chiunque, se non hai un automobile “non vai da nessuna parte” (letteralmente) e chi propone modelli urbani o di vita alternativi (si pensi ai ciclisti di Critical Mass) è visto come il classico “hippie” che si dedica ad anacronistiche e scomode rinunce ai benesseri della vita consumistica. La mancanza di alternative valide è data principalmente dalle gigantesche lacune nel servizio dei mezzi, e in Italia accuso Trenitalia in primis, e successivamente tutti gli altri mezzi di trasporto “pubblico”, che non sembrano essere in grado di pensare a lungo termine: di capire che, con la crisi del petrolio e delle fonti di energia, lo scenario futuro più probabile è che sarà abbandonato il trasporto individuale e si passerà ad un modello di trasporto pubblico, e che sarebbe ora di pensare a se stessi non come complementari al trasporto su automobile, ma come alternativa, e fare politiche economiche a lungo termine che prevedano questo scenario per prime. E come in molti casi, chi lo farà per primo ne coglierà la maggior parte dei frutti.

L’auto poi è un lusso, nel senso che è assolutamente antieconomica per chi la possiede. Molto rivelano le recenti (e non recenti) trovate come il Car Sharing, ad esempio BlaBlaCar, o IoGuido. Un’auto di bassa fascia costa circa 15.000 euro, e pertanto ti vincola con un mutuo per anni, spesso più della durata dell’auto; per fare un esempio, ipotizziamo che per le rate spendiamo 3000 euro all’anno. La benzina poi costa sempre di più, oggi costava 1.640 euro/litro; è noto a tutti che quando il prezzo del petrolio aumenta, il prezzo della benzina aumenta di più, mentre quando il petrolio diminuisce la benzina resta allo stesso prezzo, o cala di pochissimo. Io ho un diesel con motore tedesco, che mi permette quasi sempre di viaggiare intorno ai 20-25 km/litro, ma ciò nonostante spendo circa 200-300 euro al mese di benzina; in un anno fanno circa 3000 euro, a cui si sommano bollo ed assicurazione, che aumentano la somma di altri 1000 euro. Senza contare le inevitabili riparazioni, tagliandi, controlli e guasti che possono succedere, che non fanno che aumentare ulteriormente questa somma. Alla fine si vede che qualsiasi servizio che mi permettesse lo stesso grado di mobilità a meno di 7000 euro l’anno (quasi 600 euro al mese!) sarebbe per me economicamente vantaggioso. In che modo le imprese di trasporti stanno favorendo l’automobile? Con l’inefficienza, con l’irraggiungibilità della maggioranza delle destinazioni, e con scelte dichiaratamente in direzione contraria (come la recente scelta di Trenitalia di abbandonare le “tratte povere” per lanciarsi a servire la stessa clientela degli aeroplani, con tratte FrecciaRossa iperveloci come “Roma-Milano” e “Torino-Venezia”).

C’è poi una ragione ancora più importante per favorire le alternative al trasporto individuale: le statistiche di incidenti. Secondo i dati Istat “nel 2010 sono stati registrati in Italia 211.404 incidenti stradali”, con 4090 morti e 302.735 feriti (fonte). “Nel 69,4% dei casi a morire sono i conducenti di veicoli, nel 15% i passeggeri trasportati e nel 15,6% i pedoni. Tra i conducenti deceduti (2.837 in totale) a seguito di incidente stradale, i più colpiti sono i giovani, in particolare quelli compresi nella fascia di età tra i 20 e i 24 anni (282 morti e 25.885 feriti).” In rapporto ai chilometri percorsi, entrare in un’auto è 60 volte più rischioso che salire su un aereo (fonte). Paradossalmente, andare in auto è anche 18 volte più sicuro che andare a piedi e 14 volte più sicuro della bici, sempre per colpa degli incidenti automobilistici ovviamente.

Insomma, l’automobile ha tutti i requisiti per rivelarsi la più grande fregatura di tutti i tempi.

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