Immagine giocoliere.

Il mitologico Multitasking

(attenzione: questo articolo contiene parolacce.)

Il Multitasking è una di quella capacità da curriculum che ultimamente vanno più di moda. Da anni ormai siete proattivi, assertivi, adorate le sinergie, e soprattutto vi trovate a vostro agio in ambienti di lavoro multiculturali.

Ora vi si chiede di essere dotati di capacità di multitasking; peggio, vi si chiede di essere multitasking. Ma che vuol dire? Vuol dire che dovete incarnare il sogno di ogni manager, una persona sola che vale per due, per tre, a cui possono dare più ordini e sperare che vengano eseguiti.

Il fatto è che noi non abbiamo la capacità dell’Idra di Lerna di duplicare la nostra testa. Noi abbiamo sempre solo una testa; noi non siamo poligoni, siamo solo puntini, che si muovono nei PERT chart e nei diagrammi di Gantt, senza mai poter coprire più di una attività alla volta.

Quello che tutti chiamano Multitasking è, in realtà, un più banale Time multiplexing: corriamo di qua e di là, cercando di portare avanti un po’ alla volta tutti i compiti che ci sono stati assegnati.
Sarebbe interessante studiare da un punto di vista scientifico qual è la strategia migliore da adottare, il migliore algoritmo di scheduling, per tutti quei poveri esseri umani che non sono computer, ma si sono comunque messi in testa di fare troppe cose con le loro, purtroppo solo due, mani.

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