5 piccoli cambiamenti che potremmo fare subito anche in Italia

In Italia alcuni sono convinti che tutto ciò che in Italia non funziona, in Germania vada perfettamente. Il provincialismo è una vera malattia italiana, legata strettamente all’altro vizio di lamentarsi delle cose.

Le strade sono sporche, la spazzatura a volte non viene raccolta per giorni, le buche sull’asfalto si moltiplicano. Dovunque si vedono senzatetto che chiedono l’elemosina o rovistano nella spazzatura. La povera gente viene lasciata a se stessa, interi quartieri sono in mano ai delinquenti, la polizia ha paura ad entrare. La gente comune fa due lavori per paghe da fame, i piccoli imprenditori danno la colpa alle tasse, al cuneo fiscale, altrimenti devono chiudere. La burocrazia soffoca ogni iniziativa, se non sei amico di qualcuno non puoi fare niente, chi è già nel mercato fa cartello per impedire la concorrenza, e quel che non uccide la corruzione lo uccide il fisco. La gran parte dei politici è interessata solo a mangiarsi soldi mentre finge di interessarsi ai problemi, si preoccupano solo di trovare il modo di dare la colpa all’opposizione quando disattenderanno le promesse elettorali. La sinistra è assistenzialista e vuole pagare la gente per non fare niente a spese di chi lavora e produce. La destra difende solo i privilegi e le posizioni di potere dei più ricchi, facendo arricchire le grandi imprese e affossando il nostro welfare state, che una volta era il vanto del nostro paese.

Ecco alcune cose di cui i tedeschi si lamentano. Questo per dire che il provincialismo è solo un brutto vizio che ci prende quando non conosciamo come funzionano le cose altrove. L’Altrove è invece un posto che dobbiamo conoscere e fare nostro, per riuscire a distinguere i veri problemi da certe lamentele a vuoto.

Specialmente noi europei, che siamo parte di un’Unione e possiamo finalmente guardarci l’un l’altro senza diffidenza, ma con apertura al nuovo.

Italiani, andate a vivere sei mesi in un qualunque altro stato dell’UE, toccate con mano quante cose in realtà ci accomunano! Scoprite quali problemi sono davvero difficili da risolvere, perché sono problemi per tutti, e quali invece sono solo stupide idiosincrasie tutte italiane; e per quest’ultime, guardate come le risolvono gli altri, e poi tornate a casa e copiate, copiate quello che funziona!

Ecco quindi, a titolo di esempio, cinque cose che semplificano o migliorano la vita dei tedeschi e che potrebbero essere applicate anche da noi, con un minimo di volontà:

1. Warmmiete: quante volte, cercando un appartamento in affitto, vi è capitato che non fosse messo in chiaro quanto effettivamente dovreste sborsare, tra rata mensile, spese condominiali, spese accessorie, utenze ecc.? In Germania è prassi specificare negli annunci di affitto tutto quello che serve sapere: l’affitto mensile da solo viene chiamato “affitto freddo” (Kaltmiete), ma negli annunci troverete sempre ben specificata la somma di affitto mensile più tutte le spese aggiuntive che dovrete pagare, e questo è chiamato “affitto caldo” (Warmmiete). Spesso nel contratto sono già comprese persino le utenze principali (luce, gas, acqua), la cui tariffa spesso non varia ogni mese, ma è fissata ad un valore mensile sempre uguale, che viene aggiornato una volta l’anno sui reali consumi (e se avete consumato meno del previsto, vi rimborsano la differenza e stabiliranno un prezzo ribassato per l’anno successivo). Ovviamente, è sempre specificato nell’annuncio immobiliare sia se le utenze sono incluse, sia se sono escluse. Inoltre nessuno vi nasconderà mai quante mensilità di caparra sono richieste, o qualunque altra informazione. Nessun “trattativa riservata” o “chiamare per informazioni”, tutto quello che vi serve ci sarà scritto. Care Agenzie immobiliari italiane, imparate… Questa è solo una questione di prassi, di abitudine; occorre solo la volontà di “non fare i misteriosi” ed essere onesti fin dal primo contatto coi potenziali clienti.

2. Pfand: se ordinate un bel boccale di birra in Germania, vedrete che il prezzo sarà specificato (ad esempio) 4 € + 1 € Pfand. La Pfand è la cauzione del bicchiere, che vi rendono quando lo restituite. In questo modo i clienti non rompono i bicchieri e aiutano a pulire i tavoli. La gente è ormai abituata a pagare questa cauzione, che però mostra il suo lato migliore quando si estende al riciclo: comprando bottiglie di plastica o vetro al supermercato, sarà spesso compresa una Pfand che può essere recuperata riconsegnando la bottiglia vuota, non necessariamente nello stesso posto dove è stata acquistata. Una volta si usava anche da noi, poi abbiamo perso questa bella abitudine. Molti supermercati hanno anche macchine automatiche per il recupero dei vuoti a rendere, che rilasciano buoni sconto corrispondenti alla Pfand. Pensate che una forma bizzarra (ma abbastanza comune) di “beneficenza” praticata da alcuni giovani tedeschi, magari dopo una festa o un picnic, è quella di “abbandonare” apposta le bottiglie di birra bevute vicino ai cassonetti, ma senza buttarle, così che “i poveri” le recuperino e vadano poi a portarle in quelle macchinette automatiche per 25 centesimi l’una…

3. Locali per tutti: questa è davvero una cosa molto bella, ma che purtroppo è figlia di una mentalità che potrebbe essere difficile importare in Italia. Che voi siate in un fresco Biergarten, in una buia Stube o in un fumoso Pub, troverete spesso giovani e vecchi nello stesso tempo nello stesso locale. Questa è una cosa che raramente ho visto in (nord) Italia, e che mi è sempre piaciuta. Una volta, in un locale a Brema, ho ascoltato una band country tra una platea di persone di tutte le età, dai ragazzini agli ottantenni. Forse in Italia c’è un po’ di “ostracismo” verso i vecchi, o anche solo per chi non è della nostra generazione (per esperienza, ho sentito ragazzi snobbare un locale perché “là ci vanno i quarantenni”). O forse il vero motivo è che in Germania praticamente le mode generazionali non esistono, o per meglio dire nessuna canzone o stile passa mai di moda veramente (ma di questo parlerò in un altro articolo).

4. Tassa sulle religioni: in Germania lo stato non dà soldi direttamente alle varie confessioni religiose, ma in fase di dichiarazione dei redditi ognuno è libero di scegliere la sua religione e devolvere ad essa una frazione del proprio stipendio, con una tassa apposita. Vien da sé che se uno (come me) è ateo, paga meno tasse dei credenti. Credo sia molto bello che chi crede possa sapere che i soldi dichiarati vanno davvero alla sua religione al 100%, mentre chi non crede possa non finanziare organizzazioni che non gli appartengono. È solo l’ennesimo esempio della trasparenza del fisco tedesco. In Italia il sistema dell’8 per 1000 invece è fumoso e complicato, e ha l’effetto di dissociare le persone dalle loro scelte. La Chiesa Cattolica (così come una decina di altre confessioni) prende alcuni soldi dalle tasse riscosse dallo Stato, ma la domanda sull’8×1000 serve solo a ripartire l’intera torta, non c’è modo di essere “orgogliosi” di essere parte di un credo o di non credere. Mi piacerebbe che un sistema simile ci fosse anche in Italia.

5. Autostrade gratuite: io credo che gli investimenti di uno Stato decente debbano concentrarsi su quelle cose che non conviene fare a nessuno, ma che poi sono utili a tutti. L’esempio perfetto sono le infrastrutture, come ferrovie e soprattutto strade: è chiaro che un’autostrada (o una ferrovia) rende più facile e veloce lo scambio di merci oltre che di persone, quindi ha degli effetti economici positivi su tutti i territori che lambisce; tuttavia, richiede un enorme investimento iniziale e una continua manutenzione, che poche aziende possono permettersi. Lasciando la costruzione delle aziende al settore privato, oltre a perdere la capacità di pianificazione (le strade saranno costruite dai privati dove si può vendere più biglietti, non dove servono di più), lo Stato permette a delle persone di lucrare su qualcosa che avrebbe potuto essere gratuito. Infatti per ottenere i finanziamenti necessari a quegli investimenti iniziali, occorre che il privato prometta incassi futuri dai pedaggi, il cui valore tra l’altro è lasciato all’arbitrio del privato (dipenderà soltanto dalla massimizzazione degli incassi, in assenza di un calmiere pubblico). Lo Stato al contrario, il “pubblico”, può (deve) spendere soldi per investire in simili “acceleratori” perché gli conviene sempre: guadagniamo tutti dalla loro presenza. Questo la Germania lo fa; l’Italia no.

Certo, sono partito da cose stupide e ho finito per parlare di religione e politica, come sempre. Spero però che sia chiaro il messaggio che i nostri problemi sociali sono gli stessi che hanno tutti gli altri popoli del mondo, e ogni Stato è una ipotesi di soluzione di quei problemi; anzi, ogni Stato è un’accozzaglia di migliaia di soluzioni a migliaia di problemi, legate insieme con lo spago. Alcune di quelle soluzioni funzionano meglio di altre, e se gli Stati, ma ancora meglio le persone che li compongono, si parlano e si confrontano, quei problemi possono trovare le soluzioni migliori.

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