Coblenza è una delle più belle città che la Germania possa offrire. Per molti versi, un italiano può trovarla la più accogliente città tedesca: c’è un grande centro storico con ampie piazze e monumenti, un panorama incantevole (patrimonio UNESCO) e diversi legami culturali con la Francia e col mondo “mediterraneo” in generale (tanto per dire, qui si festeggia il Carnevale e non il suo fratello noioso Fasching). A completare l’illusione di essere in Italia, più di metà della popolazione è cattolica, il doppio degli evangelici; ed il modo in cui pronunciano la lettera più difficile del tedesco, la “ch”, è particolarmente facile da imparare per un italiano (tra l’altro, Koblenz è all’estremo nord della zona detta Hunsrück, dal cui accento voleva tanto liberarsi il protagonista di Heimat II).
Detto questo, nonostante la bellezza innegabile di Coblenza, ammetto che non ho comunque abbracciato questo posto come la mia nuova casa. Alla vigilia della mia partenza da Torino, un mio caro amico (con 8 anni di vita a Birmingham alle spalle, e a sua volta tornato) mi disse: “Quando ti sarai trasferito, capirai subito se sei di quelli che non tornano più o di quelli che non vedono l’ora di tornare”. Le due categorie, i Fuggiti e gli Esiliati, sono molto nette, non esistono sfumature incerte nel mezzo. Bene, in effetti al mio arrivo capii subito di essere un Esiliato; insomma, sogno di tornare in Italia, a “casa”, un giorno, quando le circostanze (perlopiù lavorative) lo consentiranno.
Caratteristica dei Fuggiti è di essere appunto scappati da situazioni negative. Qui all’estero si trovano tantissime persone emigrate per questo motivo: chi ha disertato il militare e non può più tornare, chi ha lasciato il degrado di un paesino negli anni ’70 e crede che l’Italia sia rimasta la stessa dei suoi sbiaditi ricordi, chi gode a rivolgere la sua Schadenfreude ai poveri fessi rimasti in patria, vittime di tutti i soliti vecchi vizi italiani che ci tiriamo dietro da sempre e che all’estero sembrano invece saper risolvere con tanta semplicità.
Non posso fingere di non vedere i tanti problemi che ha l’Italia. Il primo in assoluto è la disparità di paga e la situazione in tema di diritti dei lavoratori. È imbarazzante scoprire quanto venga pagato un operaio in Germania, o che ruolo forte abbiano ancora i sindacati all’interno degli equilibri aziendali, o quanto maggiormente tutelati siano quei lavori; e quindi, a cascata, quanto presto i giovani tedeschi lascino la casa dei genitori, e quanto presto fanno famiglie qui. Non si può avere tutto questo sotto gli occhi senza dannarsi l’animo, chiedendosi “perché, perché non possiamo farcela anche noi?”
Questo è anche il momento in cui scopri se sei un Esiliato oppure un semplice Fuggito. Perché se sei un Esiliato, a quel punto vedi l’altro piatto della bilancia, ancora così vuoto, e desideri riempirlo con qualsiasi cosa che possa riequilibrare la posizione del tuo Paese davanti a questi stranieri. E forse ti fai prendere anche la mano, incominci a interessarti di vino (quando per tutta la vita non te ne è mai, mai fregato niente) solo per poterti vantare anche tu; oppure ti metti in testa di scoprire l’eccezionalità dell’Italia, la assoluta non-banalità di quel posto che prima hai sempre chiamato casa o patria senza un grande convincimento, ma che adesso in un incredibile rovesciamento scegli sempre come destinazione delle tue vacanze, cercando di scoprire ogni anfratto, ogni semisconosciuto borgo in ogni regione; magari prima non ti è mai pesato di non aver mai visto Napoli, Venezia, Roma, ma adesso invece, che sei lontano, diventa importante; e non solo per te, perché ora non sei più solo una persona: adesso sei un italiano nel mondo, tu rappresenti la tua nazione altrove, e se ti chiedono una domanda stupida come “Com’è la Basilicata?” tu vuoi saper pure rispondere.
Senza contare poi che ci sono quei fetenti ingrati dei Fuggiti che hanno passato gli ultimi 40 anni a diffondere racconti dell’orrore, a raccontare alle candide orecchie dell’ospite tutte quelle loro squallide fantasie con cui si autoassolvono, con cui giustificano perché non tornano: racconti macabri di sparatorie, povertà, degrado umano, scene da film proprio… E tu, con i tuoi racconti e la tua esperienza di vita, vuoi smentire questi menagrami , vuoi finalmente rivelare ai tuoi nuovi amici che in Italia, in realtà, dopotutto si sta molto meglio di quanto credano… e che prima o poi, appena avrai risolto i tuoi problemi, insomma presto, ci tornerai. E allora saranno tutti invitati.
Chi avrà ragione dunque? È paradossale, ma la verità è che essere Fuggiti o Esiliati non fa alcuna differenza, perché anche se dicono cose opposte, hanno ragione entrambe le parti; questo è l’aspetto più misterioso della magnifica e terribile esperienza di essere un “residente all’estero”.
(fonte dell’immagine: ESA)