Foto di una farfalla.

Di pesci preistorici e di bombe

Lo ammetto, parlare di pesci e mostrare una farfalla è quantomeno bizzarro. Però non potevo fare altrimenti, perché questa farfalla è proprio un bel tipo!

I biologi chiamano “tipo” un esemplare che viene preso a riferimento delle caratteristiche di una specie: per esempio, questo è l’olotipo della farfalla Agrias amydon phalcidon Bertrandi, ovvero è esattamente l’esemplare su cui lo scopritore ha fatto le sue analisi per dichiararla una sottospecie a sé stante.

Da centinaia di anni, tutti i biologi del mondo seguono un metodo organizzatissimo per classificare tutte le specie viventi secondo una classificazione, la tassonomia, che permette di associare le specie tra loro e capire quali specie sono più simili tra loro. La tassonomia è uno sforzo collettivo di tutti gli scienziati che vi hanno collaborato, dall’inizio ad oggi, ed ha la forma di un albero che va dalle forme di vita più primitive a quelle più differenziate. Ovviamente non è una lista dogmatica scolpita nella pietra, ma una struttura viva, in cui interi rami si spostano di tanto in tanto, in base a nuove scoperte (nuove specie che vengono scoperte o riconosciute) o nuove ricerche.

La tecnologia più stravolgente in questo senso è certamente l’analisi del DNA, che può dimostrare parentele inaspettate tra specie molto diverse, o viceversa far scoprire che specie apparentemente simili in realtà giacciono su rami molto più lontani di quanto si pensasse in precedenza basandosi soltanto sulle apparenze. In molti casi però non abbiamo a disposizione alcun DNA da analizzare, come per le molte specie già estinte, e in particolar modo per i fossili.

In provincia di Lecco, sulla riva del lago di Como, c’è un meraviglioso paesino di nome Perledo. Lì il geologo e paleontologo italiano Giulio Curioni (1796-1878) scoprì i fossili di numerose specie marine e terrestri mai catalogate prima. In seguito, questi fossili furono raccolti in una collezione (chiamata la Collezione Curioni) che fu analizzata dal paleontologo Giulio De Alessandri in un trattato del 1910. De Alessandri classificò diverse specie della Collezione; tra queste anche un pesce preistorico, l’Heterolepidotus taramellii, protagonista di una storia molto particolare.

Il simpatico fossile infatti, insieme a buona parte della collezione Curioni, era custodito nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Questo museo, fondato nel 1838 e attivo ancora oggi, è uno dei più imporanti musei in Europa, e merita sicuramente una visita. Tra l’altro, per qualche tempo vi è stato esposto un altro importante olotipo, quello dello Scipionyx samniticus, detto volgarmente “Ciro”, il primo dinosauro di cui si siano conservate le impronte degli organi interni, fornendoci preziosissime informazioni sulla biologia di questi esseri preistorici. Oggigiorno a Milano è esposto un calco dell’originale, che si trova a Benevento. Spesso i musei fanno calchi e duplicati dei campioni originali; per quanto non siano certamente “prestigiosi” come gli oggetti originali, i calchi possono, in circostanze eccezionali, diventare imporantissimi. In altri casi, al momento di “aprire” il blocco di pietra contenente un fossile, la parte interessante rimane su un lato, mentre l’altra metà, contenente solo un’impronta del fossile, passa in secondo piano.

Questo è quanto capitò anche al nostro Heterolepidotus taramellii, la cui “altra metà” con la controimpronta del fossile fu spedita a Roma, donata da Curioni stesso al Reale Comitato Geologico d’Italia, insieme ad altri reperti.

La metà migliore, certamente più ricca di dettagli, era conservata con la collezione principale a Milano, e fu quella usata da Di Alessandri come riferimento del genere; sul finire della Seconda Guerra Mondiale, però, una tragedia si abbattè sul Museo: fu infatti colpito dalle bombe anglo-americane nel bombardamento di Milano dell’agosto del 1943. Nell’incendio che ne seguì, andarono perdute diverse inestimabili collezioni paleontologiche, tra cui la Collezione Curioni.

Il calco è quindi l’unica cosa che ci rimane dell’olotipo di Heterolepidotus taramellii, questo antico, sfortunatissimo pesce del lago di Como.

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