(ascolto consigliato: REM – Imitation of life)
Qualche minuto fa ho voluto provare quella funzione del telefono che riproduce dei suoni e rumori per (allegedly) “conciliare il sonno”. Ne ho provata una dal nome “Onde”.
E… non sembravano per niente delle onde. Sembrava più che altro del banale rumore bianco, ma col volume che va su e giù, periodicamente. Come se un bimbo giocasse con la manopola del volume. L’idea che qualcuno abbia potuto ritenere questa soluzione come una valida simulazione del suono delle onde, anche solo per scherzo, mi ha intristito più di quanto avrebbe dovuto.
Specialmente perché volevo solo dormire, e invece mi ritrovavo a pensare a quanto ormai la nostra vita sia di plastica, a quanto come consumatori ormai quasi sempre ci accontentiamo del quasi niente… quanto ormai sia completa la trasformazione dei (già degradati) uomini del terzo millennio in monodimensionali automi acritici, meri punti di arrivo di logiche di mercato, prodotti che consumano altri prodotti, beceri robot senz’anima che si farebbero andare bene qualunque cosa la Mamma-Macchina gli imbocchi…
Che palle. Volevo solo dormire, e invece sono sveglio.