Una nota bassa, in sottofondo, continuamente

Una vita, come una sinfonia, non può essere giudicata che nell’insieme: giudicherebbe male chi si limitasse a sentire solo la parte del corno o del trombone, isolata dal resto, e sulla base di ciò volesse dare un’opinione su tutta l’opera.

Allo stesso modo, si può passare la vita a giocare, ridere, divertirsi e amare, anche se si percepisce sempre in sottofondo una nota bassa, un bordone nero e grave che, anche quando scende di volume, non va mai davvero via.

A differenza di molti, non mi sono mai auto-diagnosticato la depressione; non mi è mai piaciuto chi si cerca un malanno per darsi un tono e una finta profondità. Credo che la mia sia solo malinconia: non dovuta a qualcosa che ho subito o vissuto, ma a qualcosa che ho capito.

La vita è intrinsecamente qualcosa di malinconico. Si nasce, si vive e poi si deve lasciare tutto: ogni vita è una storia di abbandono, di addii. Ci affezioniamo tra di noi e ci lasciamo; amiamo e perdiamo. Metà delle persone che ti vogliono bene prima o poi ti lasceranno solo; gli altri piangeranno quando li lascerai tu, alla fine. È un gioco che non si può vincere, ma a cui tuttavia è troppo bello giocare. La depressione è non vedere la bellezza di questo gioco; la malinconia è solo la consapevolezza che le regole del gioco sono contro di te, ma ciò non rende assolutamente il gioco più brutto, anzi.

Questa malinconia, diventata il sottofondo di quella che chiamo con un filo di ironia “spensieratezza”, è un pungolo che mi ricorda sempre quanto la vita è speciale, fragile, eccezionale, temporanea, importante e bella.

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