una foto di un pesce.

Pesce d’Aprile

Una volta c’era il Primo Aprile, giorno di scherzi in cui un po’ tutti ci aspettavamo di leggere, anche su riviste e giornali, notizie assurde e/o palesemente false.

Oggi invece sembra quasi di essere bloccati in un costante Primo Aprile, in cui però gli autori di questi “articoli” non si rendono neanche conto di scrivere notizie assurde e/o palesemente false.

Sarà che da quando esiste Facebook, la gente (va detto, soprattutto la gente di una certa età) si è convinta a torto di non aver più bisogno dei giornali, e di poter ricavare tutta la sua informazione “dai social”; venendo così esposta e finendo ahimè per abituarsi a prendere per vere notizie assurde e/o palesemente false.

Sarà che questo allontanamento della clientela principale ha portato ad una crisi del giornalismo, quindi ad un abbassamento della qualità delle redazioni, ormai incapaci di distinguere un’agenzia seria da una sciocchezza, e finendo quindi per inondare anche testate giornalistiche un tempo “serie” di notizie assurde e/o palesemente false.

Sarà anche che le testate giornalistiche, con i loro bei siti online, hanno scoperto presto quanto può essere più redditizio trasformarsi in cloache del clickbait, in aggregatori automatici di contenuti; senza filtri, senza una linee politiche da difendere o confini morali da rispettare; senza quel fastidioso senso della vergogna, senza quel bisogno di non fare schifo. E poco importa se per farsi i soldi con gli Ad si finisce per propalare notizie assurde e/o palesemente false.

Sta di fatto che oggigiorno siamo inondati da rumore, e sempre meno persone sono in grado di distinguere il falso dal vero; e sopra una certa massa critica, la disinformazione può rendere letteralmente impossibile il funzionamento della nostra società. Questo è il vero rischio che corriamo, se accettiamo di essere costantemente inondati di rumore, se ammettiamo che sia solo un problema dell’individuo di farsi furbo e varie cos’è la verità; se sopportiamo, senza farne un problema sociale, la pandemia di notizie assurde e/o palesemente false.

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